giovedì 13 dicembre 2007

post irragionevole

"il destino di un uomo sta scritto anche nel suo nome".
anche se non sono affatto daccordo, ho voluto fortemente iniziare questo mio importantissimo dibattito con questo assioma, giacchè mi serviva come pretesto per introdurre un personaggio: Benito Bonuomo.
l'insipidità del nome di questo signore mi dà pretesto per un'altra escandescenza: "non è solo nel nome, ma anche nella lingua in cui il nome sta scritto, che si plasma il destino di un uomo". anche questa è una cazzata, tanto più che non s'è mai sentita. sono cose che nemmeno baricco.
Benny Goodman fu uno dei più grandi musicisti del 900. di certo uno dei due o tre artefici del passaggio alla terza dimensione del jazz di inizio secolo. quello di Harlem, dello swing, delle prime orchestre, degli ultimi ragtime e i primi pasticciacci di Jelly Roll Morton in chiave swing. prima della guerra, prima dell'avvento della quarta dimensione, del jazz quantistico figlio di Miles Davis e pronipote di Schoenberg.
il clarinettista di chicago (il clarinettista di chicago? che schifo), oltre ad essere uno dei primi frutti concreti di quell'accozzaglia di razze e retaggi culturali che era stata l'america del tardo ottocento, impressionò il mondo incravattato dei ruggenti Venti, per almeno cinque motivi:
1) scrollò di dosso secoli di polvere di dosso dal clarinetto, strumento "assaissimamente bistrattato" (come l'arpa, d'altro canto, ma questo esula...), giocherellandoci e portandoselo a spasso su scale ripide come mai nessuno prima s'era sognato;

2) era ebreo (come gershwin, glenn gould, bernstein e schoenberg), e questo, lungi dall'essere scandaloso, confermò che la musica ( e anzi la cultura) del nuovo secolo nasceva lontano dall'ombra delle sante cupole romane;

3) era bianco;

4) basta ascoltare la musica di cinque o sei anni prima di MrBenny, per capire cosa abbia significato per il mondo negli anni 20/30 la musica della combriccola di goodman;
5) non mi viene.

non c'è un motivo per cui scrivere di goodman. che, oltretutto, ha anche fatto il suo tempo.
ecco, io non lo so. ma a volte è bello rivedere le foto vecchie e trovarsi così cambiati.
domani scriverò dell'importanza del matè e della boxe nella cultura argentina.
forse.
ho voluto mettere la foto di jaco pastorius perchè mi piace (la foto, jaco un po' meno). e poichè non ho alcuna intenzione di scrivere un cazzo su pastorius (magari forse qualcosa sulla sua famosa collezione di bandane), era l'unica occasione per piazzarla. magari la riuserò, camuffata da caffettiera o da tazza turca.
e poi benny goodman era abbastanza brutto.

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